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001: L’Arte Marziale della Razionalità

Versione originale.

Uso spesso la metafora che la razionalità è l’arte marziale della mente. Non si ha bisogno di enormi muscoli gonfi per imparare le arti marziali; se le persone atletiche sono più propense ad apprendere queste arti, questo può essere sopratutto una questione di piacere più che altro. Certi esseri umani sono più veloci o più forti degli altri; ma un’arte marziale non fa esercitare la varianza tra gli umani. Un’arte marziale fa esercitare solo i muscoli: se avete il macchinario complesso di una mano, universala tra gli umani, con tendini e muscoli nei posti giusti, allora potete apprendere a fare un pugno.

Come si può far esercitare una varianza? Che cosa significa formare due deviazoni standard di muscolo? È altresì poco chiaro che cosa significherebbe formare un QI di 132.

Ma se avete un cervello, con regioni corticali e sottocorticali nei posti giusti, allora potreste essere in grado di imparare a usarlo correttamente. Uno studente veloce potrebbe imparare più velocemente — ma l’arte della razionalità non tratta di questo; tratta dell’esercitazione di questo macchinario cerebrale che tutti abbiamo in comune.

Ahimè,  le nostre menti rispondono meno facilmente alla nostra volontà che le nostre mani. I muscoli sono soggetti di comando neurale evolutivamente antichi, mentre la riflettività cognitiva è un’innovazione relativamente più recente. Non ci dovrebbe essere una sorpresa che i muscoli siano più facili da usare dei cervelli. Ma non sarebbe saggio trascurare il secondo tipo di formazione a causa della sua più grande difficoltà. Non è per i nostri muscoli più grandi che la specie umana è salita alla ribalta sulla terra.

Se vivete in una zona urbana, probabilmente non avete bisogno di andare molto lontano per trovare un dojo di arti marziali. Perché non ci sono dei dojo che insegnino la razionalità? Una delle cause, forse, è che è più difficile da verificare competenza.  Per salire di un livello nel Taekwondo, potrebbe essere necessario rompere una tavola di una certa larghezza. Se ci riuscite, tutti gli spettatori possono vedere e applaudire. Se fallite, il maestro può guardare come formate un pugno, e verificare se lo formate correttamente.  In caso contrario, il maestro tende una mano e fa un pugno correttamente, in modo che possiate vedere come farlo.  All’interno delle scuole di arti marziali, le tecniche di muscolo sono stati raffinate ed elaborate nel corso delle generazioni. Le tecniche della razionalità sono più difficili da trasmettere, anche agli studenti più volonterosi. È anche più difficile dare impressionante mostre pubbliche di razionalità. Questo può in parte spiegare perché ancora non ci sono dojo di razionalità al momento.

Molto di recente — solo negli ultimi decenni — la specie umana ha acquisito una grande quantità di nuove conoscenze sulla razionalità umana.  L’esempio più saliente sarebbe il programma di euristiche ed errori cognitivi nella psicologia sperimentale. C’è anche la sistematizzazione bayesiana nella teoria probabilistica e statistica; la psicologia evoluzionista; la psicologia sociale. Studi sperimentali di psicologia umana empirica; la teoria probabilistica per interpretare ciò che i nostri esperimenti ci dicono; e la teoria evoluzionistica per spiegare le conclusioni.  Questi campi ci danno nuove lenti focali attraverso cui guardare il paesaggio delle nostre menti. Con il loro aiuto, possiamo essere in grado di vedere più chiaramente i muscoli dei nostri cervelli, le dita del pensiero mentre si muovono. Abbiamo un vocabolario condiviso in cui descrivere problemi e soluzioni. L’umanità può essere finalmente pronta per sintetizzare l’arte marziale della mente: per migliorare, condividere, sintetizzare, e trasmettere le tecniche della razionalità personale.

Qualunque comprensione che io abbia della razionalità, l’ho acquisita nel corso della prese con la sfida dell’Intelligenza Generale Artificiale (impresa che, per avere successo in realtà, richiederebbe una padronanza sufficiente della razionalità per costruire un razionalista completo e funzionante da struzzicadenti ed elastici). Nella maggior parte dei modi il problema dell’IA è enormemente più esigente dell’arte personale della razionalità, ma in qualche modo è anche più facile. Nell’arte marziale della mente, dobbiamo acquisire l’abilità procedurale di tirare in tempo reale le leve giuste al momento giusto su una grande macchina da pensiero pre-esistente le cui viscere non sono modificabili dall’utente finale. Alcune parti di questo macchinario sono state ottimizzate da pressioni di selezione evolutive che sono direttamente incompatibili con i nostri obiettivi dichiarati. Al livello deliberativo, decidiamo che vogliamo cercare solo la verità; ma i nostri cervelli possiedono meccanismi innati per razionalizzare le falsità. Possiamo cercare di compensare ciò che scegliamo di considerare come diffetti della macchina, ma non possiamo effetivamente ricablare il circuito neurale.  Né può corazzare un artista marziale le sue ossa in titanio — non oggi, per lo meno.

Cercare di sintetizzare un’arte personale di razionalità, usando la scienza della razionalità, può risultare scomodo: si immagina cercare d’inventare un’arte marziale con una teoria astratta della fisica, teoria dei giochi, e anatomia umana. Ma gli esseri umani non siamo ciechi al pensiero: abbiamo un istinto introspettivo. L’occhio interiore non è privo di vista, ma vede indistintamente, con distorsioni sistematiche.  Abbiamo bisogno, quindi, di applicare la scienza alle nostre intuizioni, di usare le conoscenze astratte per correggere i nostri movimenti mentali e aumentare le nostre abilità metacognitive. Non stiamo scrivendo un programma per computer per fare eseguire a un burattino a filo delle mosse di arti marziali; sono le nostre proprie membra mentali che dobbiamo muovere. Bisogna dunque collegare la teoria alla pratica. Dobbiamo riuscire a vedere le implicazioni di questa scienza per noi stessi, e per la nostra vita interiore quotidiana.

E dobbiamo soprattutto capire come comunicare questa abilità — cosa che potrebbe essere più che una questione solo di affermazioni dichiarative. Gli artisti marziali si affrontano uno con l’altro, eseguono mosse standard, e vengono guardati in tutto dai loro insegnanti. Gli studenti di calcolo infinitesimale fanno dei compiti, e verificano le loro soluzioni. I corridori olimpici cercano continuamente di superare i loro migliori tempi precedenti, come misurati da un cronometro. Come comunicare le abilità procedurali della razionalità, o misurarle, è probabilmente la questione aperta più importante che si frappone tra l’umanità ed eventuali dojo di razionalità — o almeno è la parte del problema che più sconcerta a me. Nel frattempo do lezioni. Allora, ha qualcuno là fuori delle idee?

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